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30 ottobre da BASTA CHE FUNZIONI - Woody AllenQuanto odio i festeggiamenti di Capodanno… Tutti vogliono disperatamente divertirsi.. Cercando di festeggiare in qualche misera patetica maniera Festeggiamenti per cosa? Un altro passo verso la tomba? Ecco perche’ non lo diro’ mai abbastanza Qualunque amore riusciate a dare e ad avere Qualunque felicita’ riusciate a rubacchiare o a procurare Qualunque temporanea elargizione di grazia… BASTA CHE FUNZIONI ! E non vi illudete Non dipende per niente dal vostro ingegno umano Piu’ di quanto non vogliate accettare, e’ la fortuna a governarvi Quante erano le probabilita’ che uno spermatozoo di vostro padre tra miliardi trovasse il singolo uovo che vi ha fatto Non ci pensate senno’ vi viene un attacco di panico... 29 ottobre la mietitura - by Roberto Balbi... sei come la foschia che si leva al mattino dai fianchi delle colline...
e i tuoi fianchi sono colline.. 26 ottobre Ci Sono… by Roberto Balbi... ci sono momenti della propria vita che è difficile riconoscere... e riconoscersi. ...ci sono situazioni in cui escono parti di noi che non ci appartengono... ci sono sicurezze ferree che vegono distrutte dalla ruggine... piano piano ci sono occasioni che perdiamo o prendiamo... e ci portano a punti che non avremmo previsto. ci sono cose che ci feriscono talmente in profondità... che ci sfigurano dal di dentro ci sono attimi talmente lunghi... ci sono carezze talmente lontane... ci sono... ci sono! io ci sono! ci sono per me! ci sono per chi mi sta vicino! ci sono per ciò che importa! ci sono per chi ha valore! ci sono per chi non se ne da abbastanza! ci sono per chi mi chiede..! ci sono per chi non vuole! ci sono per un fiore! ci sono per un sorriso! ci sono anche per niente... perchè è quello che ho sempre ottenuto... quando mi sono aspettato qualcosa! comunque ci sono! fatevi i vostri conti... perchè io... CI SONO! 18 ottobre La storia del Menestrello... e di come seminò il fiore delle storie.C'era
una volta... tanto.. tanto tempo fa... in un posto non troppo lontano da noi...
un reame... condotto da un re... che, come spesso sono i re delle fiabe, amava
il suo regno e i suoi sudditi come fosse stato un vecchio zio... e aveva una
famiglia felice... con una regina dolce bella e paziente... ed un figlio...
intelligente e bellissimo... ma anche umile e tollerante, e disponibile verso
tutti...
questo regno era conosciuto e invidiato da tutti i regnanti vicini... ma nessuno avrebbe mai mosso contro di loro un solo uomo.. o cavallo... o nave.. perchè il reame era sul mare... in questo posto, tranquillo e semplice, dove la gente conduceva un'esistenza normale e gioiosa, il giovane principe, ormai giovane uomo, venne convocato da suo padre e dai dignitari di corte. - Figlio mio- cominciò il Re - è giunto il momento di considerarti uomo, e di conseguenza è ora che ti prepari a diventare tu Re.- -ma Babbo... Sire... tu sei il re... e sei giovane ancora...- -lo so.. non voglio che tu pensi che tra una settimana sarai Re... ma cominciare a pensare al tuo matrimonio è indispensabile... io e tua madre vogliamo dei nipotini.. ed è usanza, come tu sai, che quando il principe diventa padre e il re diventa nonno... il nonno rimane nonno.. il padre diventa re..- -va bene padre... anche se non ho idea di dove cercare una principessa...- -no caro... non voglio che tu prenda nessuna principessa per forza... vorrei che girassi per il regno e ti guardassi attorno... se dovessi innamorarti sarà concesso al principe di elevare a regina una ragazza normale- Ora... in questo paese le belle ragazze erano numerose.. ma la più bella e semplice si chiamava Mimosa. era una figlia dell'anziano farmacista e cerusico. ne aveva un'altra.. già sposata con un soldato di ventura e si era trasferita lontano da quasi 10 anni. la loro madre era mancata per una malattia pochi anni prima. Mimosa aveva passato gli ultimi anni a occuparsi del padre.. aiutandolo nel laboratorio, occupandosi della casa, ma incominciava a sentire la necessità di farsi una vita propria... pur amando molto il padre.. in questo clima venne indetta una grande festa di piazza. il Re stesso organizzò questa serata in cui suo figlio conoscesse gli abitanti del villaggio e condividesse con loro una cena e una festa. i preparativi occupavano il tempo libero dei sudditi, albero della cuccagna, prove di forza, saltinbanchi, preparazione del pasto. e gli immancabili "vestiti della festa" per le ragazze. proprio in quel momento arrivò alle porte del villaggio... un menestrello. un uomo con una lira vecchia sulle spalle... vecchia non antica, ma tenuta con amore. aveva una sacca a tracolla... mezza vuota, un cappello.. di panno floscio.. portato storto, ai piedi portava stivali morbidi e ripiegati poco sopra le caviglie... con molta strada sotto le suole.. impolverati.(sul tipo di quelli dei moschettieri... ma molto più semplici) portava abiti umili ma colorati e puliti aveva un dolce mezzo sorriso sempre in viso, aveva occhi liquidi, quasi metallici... ma dolci e attenti. aveva una voce morbida e sonora che usciva dal due labbra ben disegnate da barba e baffi...aveva fame.. gentilmente si avvicinò alla prima casa per chiedere se avessero avuto bisogno di un aiuto in cambio di un pasto -questo è il momento peggiore per chiedere un pasto.. non ho tempo stiamo preparando la piazza per l'arrivo del re e della corte, sarà una grande festa... preferisco donarle una moneta.. vada alla locanda e mangi alla mia salute...- -...no grazie... sono certo che troverò il modo di non disturbare.. una grande festa ha detto?... bene forse troverò uno posto anche io- e si allontanò col suo passo lento deciso e silenzioso... a testa alta guardando attorno. poco distante c'era il laboratorio del padre di mimosa... si avvicinò e incrociò lo sguardo di un uomo che stava rientrando...-Salute a voi... sto cercando un lavoro in cambio di un pasto.. sono appena arrivato in città..- Guardi.. non ho un lavoro da farle fare... ma sto andando a casa e penso che mia figlia abbia preparato la cena... e dove si mangia in due... se le fa piacere può essere mio ospite...- -Grazie mille... sarò lieto...- -intanto avrò occasione di chiederle notizie sui posti in cui è stato- entrarono in casa e il farmacista chiamò sua figlia -Mimosa.. abbiamo un ospite a cena... le presentazioni furono un momento... strano.. gli occhi del menestrello furono immediatamente calamitati da quelli di Mimosa.. e le guance di mimosa... divennero progressivamente sempre più colorite.. -Piacere signorina... io sono il menestrello... il suo gentile genitore ha pensato di offrirmi la cena ma se disturbo...- diceva questo col busto piegato leggermente in avanti a mo' di inchino.. ma con la fronte alta... con lo sguardo diretto negli occhi scuri della ragazza.. -ma si figuri... sarà un piacere averla a cena... e farà piacere anche avere qualcuno con cui parlare di cose nuove... per mio padre soprattutto..- e mentre rispondeva accennava una riverenza, con il viso quasi girato di lato... ma con lo sguardo obliquo sul sorriso accennato sul viso del menestrello.. cenarono e parlarono... anzi.. parlarono soprattutto gli uomini.. mentre mimosa. . quasi in costante silenzio cercava di sbrigare le faccende della tavola senza allontanarsi.. il padre disse della festa in onore del principe... di sua moglie e delle sue figlie.. del suo lavoro... il menestrello ascoltava alle richieste del padre di raccontare dei posti che aveva visto... raccontò... raccontò di paesi oltre il mare... diversi così tanto che potevano essere sulla luna... di fiori profumati... di uccelli colorati e canterini... di guerre tra uomini e draghi... tra uomini e uomini... tra uomini e donne... di montagne altissime... di alberi contorti come i pensieri delle vecchie megere... e di amori.. contorti più degli alberi.. di gente felice.. di gente infelice.. di bimbi rinchiusi nella stanza buia dell’egoismo di se stessi da grandi… di vecchietti piangenti… giocando un gioco da bimbi… senza nessuno con cui giocare.. fu questa magia di parole che accese il corpo e la fantasia di Mimosa… Il cuore del menestrello, invece, si era perduto al primo sguardo posato sulla ragazza.. Finirono innamorati da un momento all’altro.. e non seppero come. Il farmacista concesse al menestrello di dormire nel fienile dietro casa, e alla mattina Mimosa gli portava una tazza di caffè e un sorriso… e il menestrello gli faceva trovare un mazzolino di fiori, fiori che lei non conosceva, che non aveva mai visto. E per quanto lei arrivasse presto al mattino li trovava sempre. Una volta il menestrello le disse: - sono fiori che trovo solo io… tienili.. anche seccati o appassiti hanno comunque un bell’aspetto… e poi dicono che portino fortuna..- Mimosa, i primi, li tenne... poi... cominciò a buttarli via... anche perchè ne riceveva ogni giorno... quando una sera decise di gettare il mazzolino del giorno prima... la mattina dopo trovò nel cassetto dove teneva gli altri fiori appassiti... un mucchietto di pietre preziose... rubini... come il sangue delle colombe, zaffiri... come le acque più profonde del mare, smeraldi... come le colline irlandesi, diamanti... come l'acqua di fonte... e ancora ametiste, acquemarine, tormaline, lapislazzuli. non aveva mai visto tanta bellezza e tanta ricchezza. decise di non parlarne a nessuno ma di costruirsi una collana con le più belle e di abbellire il suo abito per la festa con le altre. arrivò finalmente il giorno della festa. L’eccitazione si sentiva nell’aria, ovunque, sin dal primo mattino, si assisteva alle cerimonie preparatorie, in ogni casa ci si faceva il bagno nella tinozza, si stiravano e rammendavano abiti, si pettinavano capelli. All’arrivo della delegazione di corte tutto il villaggio era in piazza ad attendere con la banda che suonava, che faceva da controvoce ai trombettieri e agli araldi. la festa cominciò subito dopo che il re, come da usanza, fece consegnare i 4 carri carichi di botti di vino proveniente dal castello, all’oste della serata. Ci furono una sontuosa cena, con un clima conviviale e rispettoso, seguita da un dopocena fatto di danze e giochi, scherzi e intrattenimenti, fece la sua parte anche il menestrello, prima incantò tutte le signore e ragazze presenti con la storia del re dei lupi e della principessa innamorata, poi fece tremare il cuore anche agli uomini con la storia del giovane stalliere che per amore della sua dolce padrona donò metà del suo cuore al più cattivo dei draghi ma che poi tornò ad ucciderlo uccidendo anche se stesso. Tutti lo applaudirono e gli fecero offerte, il re stesso gli concesse un lasciapassare per il castello per essere accolto in qualsiasi cerimonia a raccontare le sue storie. Fu una serata magica da molti punti di vista… Il principe conobbe e ballò con diverse ragazze bellissime… ma dopo che ebbe ballato con mimosa… la coppia non cambiò più… con grande disappunto delle altre che comunque, furono felici per lei. Il menestrello vide le proprie storie essere trattate come leggende… Il principe, per la prima volta nella sua vita, si sentì leggero e imbarazzato, coinvolto ed incuriosito da questa ragazza bellissima e intelligente. Prima che la festa si fermasse e la compagnia si sciogliesse…. Mimosa ed il principe si scambiarono un tenero bacio e una promessa. Mimosa si vide giustamente già regina. La notte finì quasi nell'alba quando tutti si ritirarono nelle loro stanze. La giornata successiva vide la delegazione reale ripartire per il castello, il principe tornò a trovare Mimosa prima di partire, si lasciarono con un bacio. Non ci fu altra festa in altro villaggio, la gente comprese che il principe aveva scelto. Nei giorni, nei mesi successivi il menestrello continuò a far trovare un mazzolino di fiori a Mimosa, ogni giorno, il loro rapporto si fece sempre più intimo… la vita di Mimosa era divisa tra i suoi doveri di figlia, le lettere che arrivavano e partivano da e per il castello, e i momenti colmi di madide passioni costruiti col menestrello… aveva senso la sua vita?... forse… di sicuro se lo aveva non era il “senso comune”. Una sera, dopo aver fatto l’amore col menestrello stesa su un prato, guardando le stelle, con le narici ancora piene del desiderio appena affievolito… lui le chiese di condividere la vita. -Cosa intendi?- - Intendo dedicarti la mia vita, intendo tenerti nel centro dei miei pensieri e del mio cuore, intendo donarti tutto quello che posso, intendo metterti in vetta alla mia attenzione, intendo amarti come nessun uomo mai potrebbe o saprebbe o vorrebbe… intendo averti vicino sempre.. e per sempre.. nonostante ciò che diventerai, intendo accettare tutto di te.. senza mai chiederti di cambiare- - E che vita faremo?- -La nostra… per come la vorremo e potremo farla… ma assieme… uniti… votati l’uno all’altra ma senza obblighi… senza preconcetti… senza convenzioni… solo io e te… ma tu devi essere te ed io devo essere capace di essere io.- rifecero l’amore… e poi ancora… e l’alba li sorprese abbracciati… entrambi con un dolce sorriso sulle labbra. Quasi un anno dopo la festa del villaggio ripassarono gli araldi del re. -Udite! Udite! Per disposizione del nostro amato sovrano si invita tutta la popolazione a presenziare ai festeggiamenti che si terranno tra un mese da oggi con la luna nuova per le nozze del nostro amato principe suo figlio.- il tempo trascorse.. tra i mazzi di fiori al mattino… incontri d’amore rubati… preparazione di abiti e di festeggiamenti… si arrivò alle nozze…. Tutto il reame si raccolse attorno al castello per la giornata più bella che si ricordasse, la primavera stava uscendo dalle pieghe del terreno, le rondini ricamavano il cielo con fili immaginari, i primi timidi fiori urlavano tra l’erba nuova che l’inverno era passato ed era da dimenticare. Il castello era tutto colorato dagli stendardi che pendevano dai bastioni e dalle torri, fresche macchie di colore che danzavano con la brezza. Ogni persona che si incontrava era armata di un sorriso. La cerimonia nella cattedrale fu magnifica, cento giovinette cantarono gli inni e gli auguri il vescovo stesso si commosse… tutti i cittadini che assistettero piansero. La sposa era bella come una stella il suo abito lieve come la nebbia che si leva d’estate dai laghi… talmente etereo che si aveva l’impressione che al suo interno non ci fosse nulla e che lo sguardo potesse attraversarlo come fa con l’acqua. Negli occhi della sposa si poteva leggere chiaramente l’emozione, nel suo portamento… la regalità Negli occhi del principe si poteva vedere la fierezza, nel suo portamento… soddisfazione. Il banchetto che seguì… fu incredibile, 70 cuochi, più di 600 camerieri servirono pietanze arrivate da ogni parte del mondo conosciuto, furono svuotate 14 delle 20 cantine reali, tutti in quel giorno furono felici. Quasi alla conclusione del pranzo (che durò comunque fino a tarda notte) il Re in persona chiamò a gran voce il menestrello. Quando lo ebbe inchinato davanti gli chiese di raccontare la storia più bella che conoscesse. -Mio Sire…- cominciò titubante il menestrello –conosco moltissime storie tutte molto belle ma… la più bella, la vera e unica grande storia, non me la sento di raccontarla qui e oggi…- il Re si alzò in piedi – Questo non lo posso accettare! Io raramente ordino ciò che posso solo chiedere… ma oggi è il giorno delle nozze di mio figlio, quindi te lo ordino- - e se disubbidissi?- chiese il menestrello -lo considererei come un’offesa a me e alla mia famiglia- sentenziò il Re lasciando intendere che gli avrebbe fatto tagliare la testa. Il menestrello guardò fisso il Re, per quasi 30 secondi, poi girò lo sguardo verso gli sposi, poi trasse la lira, vecchia ma tenuta con amore… e cominciò una dolce melodia… Il Re sorrise, tutto il tavolo sorrise, tutta la sala sorrise, il Re si risedette…. Solo un ragazzino, figlio di un cacciatore, molto esuberante, con due graziosi occhi grigi si accorse…. Che il menestrello non sorrideva. Sulle note della dolce melodia… il menestrello cominciò la storia…. “c'era una volta... tanto.. tanto tempo fa... in un posto non troppo lontano da noi... un reame... condotto da un re... che, come spesso sono i re delle fiabe, amava il suo regno e i suoi sudditi come fosse stato un vecchio zio... e aveva una famiglia felice... con una regina dolce bella e paziente... ed un figlio... intelligente e bellissimo... ma anche umile e tollerante, e disponibile verso tutti...” ………………………………………………………………………………………… raccontò la storia…. E se all’inizio… tutti stettero ad ascoltare in silenzio, rapiti dalle parole e dalla musica… man mano che la storia procedeva… sempre più spesso si sentivano mormorii… quando arrivò alla fine della storia… gli occhi di tutti erano puntati su di lui. Gli invitati sbigottiti, le guardie infuriate, il Re furibondo, il principe offeso, la principessa… Mimosa… con lo sguardo sprezzante e disgustata, il ragazzino figlio del cacciatore… era l’unico che sorrideva. Senza più dire una parola, il menestrello ripose la lira, infilò la mano fino in fondo alla sua sacca, ritirandola fuori si avvicinò al tavolo degli sposi, e vi depose… un enorme diamante purissimo. Chi era abbastanza vicino raccontò che era grosso come il pugno chiuso di un uomo grosso, e che le torce della sala vi accendevano riflessi all’interno da far sembrare il diamante una piccola città in fiamme. Alzando gli occhi dal tavolo, fino ad incontrare quelli di Mimosa disse: -io ti amo… - lei rispose: - ma io sono la futura regina- e girò lo sguardo. A quel punto l’ira del re si scatenò. Chiamò a gran voce le guardie, ordinò che il menestrello fosse catturato anzi ucciso su due piedi, si scatenò il putiferio, tutti che urlavano e inveivano contro il menestrello, le donne piangevano, solo un ragazzino sorrideva. Da questo punto in poi… la storia si fa confusa, non si conosce esattamente come andarono le cose, la storia dice che il menestrello fu ucciso, che morì col sorriso sulle labbra. La leggenda dice che fu catturato, imprigionato, e che rimase in una torre per tutto il resto della vita, e che tutti gli altri vissero felici e contenti…. Ma…. C’è anche un’altra versione, dicono raccontata da un ragazzino, figlio di cacciatori, e il ragazzino raccontava che… fu una specie di magia… tutte le guardie si mossero per catturare il menestrello, alcune già con la spada sguainata, alcuni gli tirarono addirittura con l’arco, il menestrello rimase immobile, con gli occhi dolci e tristi fissi in quelli della regina, e che come la prima punta lo sfiorò… chissà forse c’era una botola nascosta… scomparve. Tutti rimasero allibiti.. stupiti… ma la cosa più strana… fu che… sul tavolo … davanti agli sposi… c’era una splendida enorme… profumatissima rosa bianca… La leggenda negli anni successivi diventò mito. Si racconta che, quella sera stessa, tornati al castello, aprirono i 3 forzieri della dote di Mimosa, e li trovarono colmi di splendidi fiori. Che Mimosa non abbia mai indossato gioielli a parte l’anello nuziale e un pendente, non enorme, con al centro una pietra, azzurro/grigia. Che dopo pochi mesi dalle nozze il principe diventasse padre, e quindi divenisse Re, e che il bimbo fosse splendido, sano come un giovane arbusto selvatico, e che avesse gli occhi dello stesso colore della pietra che sua madre portava al collo. Che il nuovo Re, a differenza di suo padre, fosse meno saggio e benevolo, e che creò un esercito e una marina forti e attrezzati, e che dopo pochi anni dominasse tutti i regni vicini Ma ci sono racconti che non diventano mito, rimangono sussurrati, raccontati nelle notti autunnali, e sempre vicino a una fiamma, E’ così che mio nonno mi raccontò la storia, vicino al caminetto, in una serata in cui le civette si chiamavano a raccolta, in cui i lupi facevano sentire le loro voci alla luna. E mi disse anche che… nessun menestrello mai… può raccontare la storia che sta vivendo… la deve portare ai menestrelli… per questo ci sono sempre i menestrelli nelle storie. Le regole delle storie… non si possono cambiare. Ma non si capisce come mai… gli uomini.. e le donne… non vivono mai le storie… o le favole… fino a quando non le sentono raccontate davanti al fuoco… o cantate da un menestrello. Il menestrello è come l’amore…. Solo che il menestrello ha bisogno che qualcuno ascolti le storie che canta… e che porta con se… Ce ne sono sempre in giro… con la loro lira… o con la chitarra… con un sacco in spalla… con lo sguardo che vede attraverso le cose, dentro le persone, nelle stanze chiuse in fondo ai corridoi. Se dovesse capitarvi di incontrare un ragazzo… che vi chiede di lavorare o vi propone uno scambio… pensate sempre che.. i menestrelli non chiedono l’elemosina… e quando partono… lasciano sempre molto di più di quanto possono avervi tolto… come se uno di noi… dovesse abbandonare un figlio per sempre. È per questa ragione che… sorridono spesso… ma ridono raramente… Sanno le cose ma… non è detto che le spieghino… Sono amati da cani e bambini… e i cani e i bambini capiscono subito chi hanno davanti… Ma lasciatevi dare un consiglio… Prendete tutto ciò che potete da loro… lasciate che loro prendano ciò che vogliono… ma non tentate di entrare dentro di loro… sarebbe come entrare in una porta girevole… non si è da nessuna parte… ma si finisce col trovare posti inaspettati e inaccessibili in altro modo. e… un’ultima cosa… chi è che ha stabilito che i menestrelli possano solo raccontarle le storie? Si sa con certezza una sola cosa… dove arriva un menestrello… la storia c’è.
by Roberto Balbi (.grazie Roby!!) 15 ottobre Cade la pioggia - NegramaroCade la pioggia e tutto lava cancella le mie stesse ossa Cade la pioggia e tutto casca e scivolo sull’acqua sporca Si, ma a te che importa poi rinfrescati se vuoi questa mia stessa pioggia sporca Dimmi a che serve restare lontano in silenzio a guardare la nostra passione che muore in un angolo e non sa di noi non sa di noi non sa di noi Cade la pioggia e tutto tace lo vedi sento anch’io la pace Cade la pioggia e questa pace è solo acqua sporca e brace c’è aria fredda intorno a noi abbracciami se vuoi questa mia stessa pioggia sporca Dimmi a che serve restare lontano in silenzio a guardare la nostra passione che muore in un angolo E dimmi a che serve sperare se piove e non senti dolore come questa mia pelle che muore che cambia colore che cambia l’odore Tu dimmi poi che senso ha ora piangere piangere addosso a me che non so difendere questa mia brutta pelle così sporca tanto sporca com'è sporca questa pioggia sporca Si ma tu non difendermi adesso tu non difendermi adesso tu non difendermi piuttosto torna a fango si ma torna E dimmi che serve restare lontano in silenzio a guardare la nostra passione non muore ma cambia colore tu fammi sperare che piove e senti pure l’odore di questa mia pelle che è bianca e non vuole il colore non vuole il colore no.. no.. La mia pelle è carta bianca per il tuo racconto scrivi tu la fine io sono pronto non voglio stare sulla soglia della nostra vita guardare che è finita nuvole che passano e scaricano pioggia come sassi e ad ogni passo noi dimentichiamo i nostri passi la strada che noi abbiamo fatto insieme gettando sulla pietra il nostro seme a ucciderci a ogni notte dopo rabbia gocce di pioggia calde sulla sabbia amore, amore mio questa passione passata come fame ad un leone dopo che ha divorato la sua preda ha abbandonato le ossa agli avvoltoi tu non ricordi ma eravamo noi noi due abbracciati fermi nella pioggia mentre tutti correvano al riparo e il nostro amore è polvere da sparo il tuono è solo un battito di cuore e il lampo illumina senza rumore e la mia pelle è carta bianca per il tuo racconto ma scrivi tu la fine io sono pronto 12 ottobre 13 spunti per la vita (Gabriel Garcia Marquez)
01 ottobre In amore.... tutto è in continua evoluzione… attimo dopo attimo non avere paura di amare perché chi ama trasforma le tue paure in tranquillità, le tue incertezze in sicurezze, i tuoi difetti in pregi quando si ama nulla ...è impossibile quando ami ricordati che per la prima volta, inizierai a confondere i sogni in realtà, anzi ti sembrerà di vivere una realtà da sogno.. un sogno infinito Valentina |
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